Appartenenza e Confini. L’integrazione europea come percorso di identità
1 ottobre 2008 - terzo seminario del ciclo "IDEE D'EUROPA. Dialoghi per un nuovo percorso costituente" - a cura di IReR, Università Bocconi, Università Cattolica di Milano, Università Statale di Milano, ISPI
Sintesi degli interventi
Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Apertura del Seminario
Oggi parlare di Europa significa parlarne al plurale. Questa pluralità si deve riflettere nella molteplicità dei dialoghi sulle idee d’Europa e nella loro competizione così necessaria per il nostro continente. Il seminario intende approfondire il tema dell’identità come percorso: noi europei stiamo (a volte inconsapevolmente) facendo un tratto di strada importante verso l’integrazione europea. Questo percorso è caratterizzato dalla dinamicità dell’identità intesa come storia e al contempo come sguardo al futuro. Oggetto dei due interventi del seminario sarà il tema dei criteri del riconoscimento dell’identità (dall’esterno e dal suo interno) e il ruolo e funzione che il cristianesimo ha come elemento di cultura di popolo.
Questo seminario intende essere un' occasione per il dibattito ma anche per il tentativo di una puntualizzazione: la globalizzazione economica accentua la sensazione che, pur continuando a discutere di Europa, la meta del raggiungimento di una unità politico-istituzionale si stia allontanando. Probabilmente questo non accade perché l’identità culturale non è rintracciata nella Verfassung, la costituzione materiale delle realtà europee, proprio in un momento in cui “desiderare ed aspettare non basta” (Max Weber, La scienza come professione, 1917).
Nikolaus Lobkowicz, Direttore dell'Istituto Centrale per gli Studi sull'Europa Orientale (ZIMOS), Università Cattolica di Eichstätt-Ingolstätt
L’identità fondata sulla storia da un lato e i confini futuri dell’Europa dall’altro, non sono temi necessariamente connessi fra loro. L’identità europea è strettamente legata alla storia del cristianesimo. Il problema dei confini dell’Unione invece, pur presentando anche aspetti a livello dei fondamenti, non può essere risolto senza tener conto di questioni in fondo puramente pragmatiche.
L’identità è fondata sul senso di appartenenza di tipo “emotivo”: il bisogno di patria degli uomini europei suscita un senso di appartenenza nazionale, non europeo. La maggior parte della popolazione non ha nulla in contrario all’Europa, sa di essere europea, ma questo sapere non riscalda il cuore. L’insegnamento della storia è per eccellenza il modo per trasmettere un sentimento di un nuovo orgoglio europeo. Purtroppo l’idea che l’Europa è un’unità maturata nella storia è stata presentata di recente solo in un libro: Europe. A History dello storico inglese Norman Davies, uscito nel 1996. Questo approccio alla storia potrebbe servire da esempio per l’insegnamento della storia nelle scuole europee avendo la cura di non trasmettere nei ragazzi un nuovo orgoglio nazionale o addirittura un nuovo nazionalismo, stavolta europeo.
Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
La relazione del professor Lobkowicz ha richiamato l’attenzione sulla prospettiva storica di lungo periodo che può fornire gli elementi principali dell’identità dinamica degli europei. Il richiamo al fondamentale momento in cui la rottura della Christiana Respublica porta alla fine dell’universalismo e alla nascita di comunità particolari è tanto più significativo per l’oggi. Il processo di integrazione europea intende percorrere all’inverso il percorso di frantumazione e, a partire dalle comunità particolari, raggiungere nuove forme di universalismo (solo parzialmente interpretato dalla globalizzazione). Dalla caduta del Sacro Romano Impero si è aperta una lunga fase di secolarizzazione non ancora esaurita. Questo processo, chiamato dal professor Lobkowicz “de-sacralizzazione”, costituisce l’altra faccia della “mondanizzazione” (delle istituzioni e disegni costituzionali). Il richiamo è dunque rimarcato sul problema della sussistenza e validità dello Stato di diritto in una prospettiva di identità europea.
Salvatore Veca, Professore ordinario di Filosofia politica, Istituto Universitario di Studi Superiori, Pavia
George Steiner in Una certa idea di Europa, argomenta il dilemma dell’identità europea abbozzando cinque criteri. Il primo criterio è quello dei caffè, il secondo è il paesaggio umanizzato, il terzo sono i nomi delle sue strade e delle piazze, lieu de la mémoire per eccellenza. Il quarto criterio è quello delle due città, Atene e Gerusalemme: “Essere europei significa cercare di negoziare sul piano morale, intellettuale ed esistenziale gli ideali, le pretese, le praxis contrastanti della città di Socrate e di quella di Isaia.” L’ultimo criterio: la consapevolezza della propria contingenza e della possibilità del proprio collasso. La lezione di Steiner invita a ricercare le ragioni di uno stare insieme, di una condivisione di un grappolo di valori e convinzioni che ci consentano di riconoscerci al tempo stesso come eredi e come progettisti di modi di convivere più degni di lode, in un mondo in cui l’arte del convivere è messa a dura prova, in tempi difficili.
Inoltre, le questioni d’identità sono questioni di riconoscimento: un qualcosa che accomuna stabilmente nel tempo milioni di persone (che possano riconoscersi come europei ed europee), è quello che consiste nel raccontare una storia. I cinque assiomi di Steiner e della sua idea di Europa non sono altro che il precipitato di una complicata gamma di vicende e processi storici. Ciò che è difficile oggi è la condivisione dei modi di raccontare una storia che sia riconoscibile come la stessa storia per persone che hanno memorie divise o solo differenti.
Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
La relazione del professor Veca ha come punto di partenza il richiamo al “ciclo” già individuato da Steiner. Non v’è dubbio che la storia dell’Europa possa essere rappresentata come un ciclo di declino e ascesa. Tale ciclo porta come sé il paradosso per il quale il senso della decadenza diventa più forte nel momento di ascesa (Nodé). In quanto illusorio, il ciclo però può essere spezzato proprio nel momento in cui la storia europea attraversa la fase forse più terribile: la speranza di ascesa accompagnata dalla percezione del declino. Sottolineando il concetto di separazione, il professor Veca ha sostenuto che anche le fratture più profonde possono essere assorbite in una stabile lealtà civico-civile. Oggi tuttavia vacillano sia la componente cristiana che quella romana che caratterizzano l’idea di civis. La proliferazione di identità parziali ha cercato di dare risposta alle domande sull’identità con un contenuto insufficiente e non colmato dalla politica. In un’epoca in cui l’orizzonte futuro è schiacciato al presente, tornano a contare i principi di speranza nella disperazione. Il processo d’integrazione europeo può essere l’occasione di spezzare il ciclo: il problema è comprendere se l’Europa si stia preparando a questo momento o, insensibile al futuro, attenda semplicemente che esso accada.

