Eupolis Lombardia

Eupolis Lombardia

dal 1 gennaio 2011

IReR confluisce nel nuovo

ISTITUTO SUPERIORE PER LA RICERCA, LA STATISTICA E LA FORMAZIONE
 

 Questo sito www.irer.it resta disponibile come archivio di IReR, ma non viene aggiornato

Per gli aggiornamenti da 1 gennaio 2011

vai al sito di

Eupolis Lombardia

Logo Regione

Consiglio regionale

 

1998 - La crisi dei ceti medi. Consulenti e quadri aziendali nella ristrutturazione del terziario avanzato

— archiviato sotto: , ,

Gruppo di ricerca Giuseppe Barile, Antonio Chiesi, Renato Levrero, Aldo Marchetti
Dati di pubblicazione Milano, Guerini, 1998
Abstract

 

 

La ricerca costituisce la prima esperienza di indagine di ampio respiro sui ceti medi in Lombardia, sollecitata dalle trasformazioni avvenute negli ultimi anni a seguito della terziarizzazione dell'economia.

 

L'indagine è stata circoscritta all'area metropolitana milanese, che vede da tempo una maggiore espansione delle attività terziarie, ma che di recente soffre di tassi di disoccupazione superiore alla media regionale e in particolare ha visto una crescita dei processi di espulsione di impiegati, quadri e tecnici dalle imprese. Secondariamente si è voluto concentrare l'attenzione sul personale di alta qualificazione, in particolare sui professionisti del settore dei servizi alle imprese, il cui peso relativo sul totale dell'occupazione è di gran lunga superiore alla media regionale e si è quindi analizzato anche un campione di professionisti della consulenza aziendale.

 

Si è costruito quindi un campione a due quote di 100 individui ciascuna, una composta da lavoratori dipendenti estratti casualmente dai nominativi delle liste di mobilità di Milano e provincia, che hanno perso il lavoro e che in parte hanno trovato un'occupazione autonoma; l'altra composta da altrettanti nominativi di lavoratori indipendenti del terziario di servizio alle imprese, raccolti con procedura non probabilistica.

 

L'ipotesi principale del lavoro è stata che la trasformazione della situazione socioeconomica di questi gruppi professionali dipenda in prima istanza dalle strategie di aggiustamento industriale messe in opera dalle imprese negli anni Novanta consistenti in una inversione di tendenza rispetto agli anni Ottanta, ossia nella tendenza allo snellimento delle gerarchie aziendali e nel taglio delle reti tra imprese, alla ricerca del contenimento dei costi. Per questo l'indagine sul campione è stata preceduta da una campagna di interviste in profondità alle aziende condotte allo scopo di studiare le modalità e le conseguenze dei cambiamenti organizzativi delle imprese. In questo contesto emerge che le imprese tendono a favorire processi di professionalizzazione delle fasce medio-alte del personale, mentre nel contempo vengono definite, forse con maggiore precisione rispetto al passato, le aree funzionali e le figure professionali interne considerate strategiche.

 

La ricerca ha quindi preso in esame gli spetti economici, le immagini e la concezione del lavoro nei due gruppi di intervistati e il vissuto della perdita del lavoro per il gruppo degli ex-dipendenti, partendo dall'ipotesi che la rispettiva concezione del lavoro non fosse tanto influenzata dal diverso contenuto del lavoro, che presenta molti aspetti in comune, e neppure dalla differenza della posizione nella professione, ma che dipendesse piuttosto dalla diversa storia lavorativa, in particolare fosse profondamente segnato per i quadri in mobilità dall'esperienza della perdita del posto. I principali risultati sono i seguenti:

 

una parte dei casi di espulsione dal lavoro è stata gestita consensualmente, soprattutto ai livelli professionali più elevati, mentre ai livelli meno qualificati è intervenuto più frequentemente il sindacato con la contrattazione collettiva; una minoranza, rilevante ai livelli più bassi, ha comunque vissuto l'esperienza di perdita del posto come un'imposizione; gli impiegati in mobilità sono anagraficamente omogenei (nella classe dei cinquantenni) e in gran parte vedono la loro situazione attuale come una sorta di anticamera al pensionamento il gruppo dei professionisti intervistati comprende fasce di età molto diverse, e quindi fasi molto diseguali della carriera; il 28% degli impiegati in mobilità dichiara condizioni economiche buone o addirittura ottime e oltre la metà si trova in condizioni che vengono giudicate almeno discrete (per effetto probabilmente degli ammortizzatori sociali messi in opera nei loro confronti); tra i professionisti il 41% dichiara di aver peggiorato la propria situazione economica (anche i professionisti risentono della recessione). la causa della perdita del lavoro è attribuita dai quadri ai problemi e alle strategie attuate dalle imprese a seguito della crisi economica; in pochi casi si fa riferimento alla scomparsa del proprio ruolo professionale o all'evoluzione tecnologica; il licenziamento è stato vissuto dai quadri e dai direttivi soprattutto come un evento traumatico per la propria identità sociale, secondo una varietà di atteggiamenti legata all'età, al livello di professionalità e al sesso;

 

Soltanto il 40% degli intervistati dichiara di avere già trovato un lavoro, continuativo o occasionale, e un terzo di questi considera comunque provvisoria l'attuale occupazione

 

Gli impiegati espulsi mettono in opera sostanzialmente due tipi di strategia nella ricerca di una nuova occupazione:

 

una minoranza di circa un terzo, che raggruppa soprattutto i più anziani, ripiega nell'inattività o negli hobbies. due terzi degli intervistati intraprendono iniziative per rientrare nel mondo del lavoro (riqualificazione professionale oppure, più spesso, ricerca di un lavoro dipendente o indipendente)

 

Va sottolineato anche che, nonostante le strategie di ricerca siano orientate prevalentemente verso occupazioni alle dipendenze, il mercato indirizza l'offerta più frequentemente verso il lavoro indipendente.

 

In generale si ricava una crescente omogeneità delle condizioni sociali e di lavoro tra i due gruppi (dipendenti in mobilità e imprenditori/liberi professionisti), all'insegna delle logiche del mercato, e contemporaneamente una crescente divaricazione all'interno dei gruppi, come conseguenza della crisi degli anni Novanta e della aumentata importanza dei meccanismi regolatori di mercato che sanzionano il successo o l'insuccesso di ciascun attore. (95.54,SOC/3/41)

 

Azioni sul documento