2005 - Studio di fattibilità per la creazione di una struttura di supporto per la ricerca sanitaria in Lombardia
| Responsabile di progetto | Armando De Crinito |
| Gruppo di ricerca | Angelo Carenzi (CEFASS, Direzione Scientifica); Antonio Dal Bianco (referente di ricerca IReR) |
| Committente | Regione Lombardia, D.G. Sanità |
| Periodo di svolgimento | maggio 2004 - gennaio 2005 |
Il GdL si è avvalso di un panel di esperti accademici così composto:
Pier Alberto Bertazzi (Ordinario Medicina del Lavoro Università degli Studi di Milano); Luigi Caimi (Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Brescia); Giancarlo Cesana (Ordinario di medicina del Lavoro Università degli Studi Milano Bicocca); Guido Coggi (Preside Facoltà di Medicina Università degli Studi di Milano); Lodovico Frattola (Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi Milano Bicocca); Antonello Zangrandi (Ordinario di Economia delle aziende e delle Amministrazioni Pubbliche Università di Parma).
Referente Regionale: Claudio Beretta – D.G. Sanità
Scopo della presente ricerca è fornire alcune indicazioni per valutare la fattibilità di una struttura di supporto alla ricerca sanitaria in Lombardia. E’ il Piano socio sanitario (PSS) 2002-2004 ad introdurre all’interno del sistema sanitario regionale un ruolo pro-attivo della Regione Lombardia a sostegno della ricerca sanitaria. La promozione della ricerca scientifica sanitaria diventa un elemento imprescindibile per garantire l’economicità, l’efficacia e la qualità delle prestazioni sanitarie erogate dal servizio sanitario regionale.
Il settore della sanità costituisce l’ambito ove, a livello regionale, si misurano meglio i modelli di governo, le policy adottate e la loro efficacia, e la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Questo settore deve affrontare una criticità particolarmente rilevante poiché, a fronte di una domanda in continua crescita, le risorse disponibili non aumentano di pari passo. Se non si vuole assistere a un decadimento del sistema, nell’impossibilità di reperire ulteriori risorse, l’innovazione e quindi la ricerca, rappresenta lo strumento principale per aumentare efficienza, efficacia, appropriatezza e la garanzia del miglior utilizzo possibile delle risorse. A sua volta, la ricerca per essere efficace richiede un contesto che faciliti le sinergie, valorizzi le competenze, finalizzi i risultati: in altre parole un sistema governato.
Il metodo di lavoro consiste nel promuovere un confronto tra l’expertise della programmazione e della governance regionale e le competenze del mondo accademico che si occupa di sanità. Il confronto ha consentito di contemperare le esigenze espresse dalla Regione Lombardia, sintetizzabili nell’obiettivo di migliorare qualitativamente il
servizio sanitario regionale, con quelle avanzate dal mondo della ricerca di operare in un quadro di obiettivi certi.
Cosa si intende oggi per ricerca sanitaria? Che valenza assume la ricerca sanitaria per il servizio sanitario regionale? Quali sono i players della ricerca sanitaria (pubblica) in Lombardia? C’è spazio, in Lombarda, per un soggetto autonomo che supporti la ricerca sanitaria nell’ambito del Servizio sanitario regionale? Quale tipo di organizzazione e che grado di autonomia dovrebbe avere? Sono tutte domande cui il presente rapporto tenta di dare una risposta.
Pur sottolineando che l’intento non è quello di tracciare dei confini di demarcazione di attività che devono essere viste come parti di un processo integrato, può essere di utilità definire le diverse tipologie di ricerca che possono essere ricondotte al vasto capitolo della ricerca sanitaria, perché per molti questa area si esaurisce nell’ambito della così detta sanità pubblica mentre molte iniziative avviate dalle competenze di diversi Assessorati lombardi sono rivolte a settori specifici diversi, come quello della ricerca clinica o della ricerca tecnologica applicata alla sanità.
Alla ricerca sanitaria si associano: la ricerca di base, la ricerca clinica, ricerca tecnologica, la ricerca traslazionale, la ricerca nell’area della sanità pubblica, la ricerca applicata, la ricerca finalizzata. Si tratta di attività che differiscono per la specificità dell’oggetto (per esempio la ricerca dell’area di sanità pubblica), per gli obiettivi di utilizzo (per esempio la ricerca finalizzata) o per i meccanismi di implementazione dei ritrovati (ricerca traslazionale).
La Regione Lombardia è stata particolarmente attiva anche sul fronte degli interventi a favore della R&I come dimostra la decuplicazione, in questi anni, delle risorse assegnate alle imprese lombarde finalizzate per sostenere programmi di trasferimento tecnologico. La promozione e lo stimolo all’attività di ricerca ha quindi in Lombardia un valido supporto normativo.
In Lombardia, sono presenti diversi centri di ricerca sanitaria di eccellenza a livello nazionale ed internazionale (ad esempio l’Istituto Europeo di Oncologia), a cui si aggiungono i dipartimenti universitari delle facoltà di medicina e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCSS), che fanno della regione una delle aree europee più attrezzate in materia di ricerca sanitaria. Manca tuttavia una cabina di regia che consenta di raccordare efficacemente l’attività di ricerca di questi centri con il servizio sanitario regionale e di implementarne le innovazioni.
E’ proprio la possibilità di attingere innovazioni utili al miglioramento delle qualità delle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale dall’attività di questi enti che sta alla base della previsione del piano socio sanitario regionale. Il soggetto autonomo costituirebbe l’anello di congiunzione tra il mondo della ricerca sanitaria e il servizio sanitario regionale, oggi mancante.
Si tratta di un’iniziativa avviata con successo in altre regioni europee che spesso non possono vantare la ricchezza di infrastrutture sanitarie e di centri di ricerca presenti in regione. L’analisi di queste esperienze che per la verità ha riguardato i centri di valutazione della ricerca sanitaria mette in evidenza come gli scopi e le attività svolte siano spesso tra loro assai disparate e come non sempre si riesca a raccordare l’attività di ricerca con la diffusione dei risultati e il miglioramento delle prestazioni del servizio sanitario.
In parte ciò è dovuto all’organizzazione del sistema sanitario, in parte agli scopi e agli obiettivi attribuiti a queste agenzie. Da questo punto di vista quindi, il progetto di ricerca si è preoccupato di identificare e descrivere quali potessero essere le attività affidate al soggetto autonomo in questione. Il Piano socio sanitario non ha infatti indicato nel dettaglio questi aspetti e ciò ha consentito che in seno al gruppo di lavoro si sviluppasse un interessante riflessione sugli scopi e le attività proprie del soggetto promotore della ricerca sanitaria. In sintesi tale soggetto si dovrebbe occupare di: promuovere la ricerca sanitaria nelle strutture del S.S.R. e correlare gli outcomes con le finalità dell’Istituzione; promuovere l’integrazione delle attività e delle potenzialità di ricerca di A.O., A.S.L., IRCCS, Università, CNR, ISS, Istituti pubblici e privati e industrie; valutare gli outcomes della ricerca; elaborare previsione di scenari con l’individuazione di settori strategici per la salute, di evoluzione tecnologica e di sviluppo di nuove competenze; supportare la governance del sistema ricerca; finanziare o diffondere bandi per il finanziamento di progetti rispondenti alle priorità definite per la governance di sistema; promuovere, supportare, realizzare ricerche nel settore della sanità pubblica utili per il governo del S.S.R.; promuovere e realizzare eventi formativi, di comunicazione e di informazione utili alla crescita del sistema ricerca; promuovere e realizzare studi di Health technology assessment.
Come detto in precedenza, il lavoro ha approfondito anche 8 casi di agenzie di valutazione della ricerca sanitaria che potessero costituire un utile riferimento di confronto con quanto emerso dal confronto nel gruppo di lavoro. Si tratta di casi tratti dall’esperienza internazionale che dimostrano di avere qualche affinità in merito a: struttura dell’offerta sanitaria, e scopi del soggetto autonomo.
Nell’ultima parte del rapporto vengono presentate la mission, le caratteristiche del soggetto, il profilo istituzionale e alcune indicazioni operative. Come messo in evidenza dall’analisi dei casi internazionali, si è deciso di approfondire alcune caratteristiche funzionali del soggetto autonomo, in relazione al tipo di attività indicate in precedenza. In particolare risulta importante approfondire il ruolo delle competenze professionali richieste per svolgere tali attività, il grado di correlazione con l’attività di programmazione del servizio sanitario regionale e i meccanismi di coordinamento con le strutture sanitarie presenti in Lombardia.
Per impostare correttamente le ipotesi di assetto istituzionale del soggetto autonomo si è deciso di focalizzare l’attenzione sui due drivers:
• il tipo di attività prevalente svolta dal soggetto autonomo (attività di ricerca oppure di coordinamento e promozione)
• il grado di raccordo (correlazione) con il sistema sanitario regionale, in particolare il nesso con la programmazione dei servizi sanitari e con il governo del servizio.
Le ipotesi delineate per il soggetto autonomo sono di tre tipi:
• L’agenzia regionale
• La fondazione
• La tecnostruttura
Ognuna di queste sottende diversi gradi di autonomia organizzativa, gestionale, funzionale e amministrativa rispetto all’istituzione regionale e al mix tra attività di ricerca e attività applicativa che sarà affidato al soggetto autonomo.
| Codice IReR | 2004A041 |
| Collocazione biblioteca | SOC, 7, 44 |

