1992 - Il diritto allo studio nel sistema universitario lombardo. Rapporto '92
| Gruppo di ricerca | Raffaele Bisignani, Corrado De Francesco, Guido Gay, Giorgio Monaci, Luigi Moriggi, Paolo Trivellato |
| Dati di pubblicazione | Milano, Angeli, 1992 |
La ricerca - affidata all'IReR dalla Regione Lombardia, Settore Istruzione e Formazione Professionale - testimonia del rinnovato interesse della Regione per la formazione a livello superiore, universitaria e non, e si propone come contributo specifico all'elaborazione della nuova legge regionale sul diritto allo studio universitario. Il volume è il primo di una prevista serie di rapporti annuali e rispecchia il ruolo istituzionale del Servizio Diritto allo studio della Regione. Il primo capitolo riassume le novità legislative sulla programmazione universitaria, sugli ordinamenti didattici e sul diritto allo studio, traccia un bilancio dell'attività specifica del Servizio, e illustra la banca dati di cui il Servizio stesso si è dotato (dati e indicatori su iscritti e laureati e, per i singoli ISU, su servizio mensa, alloggi, assegni e borse di studio). Al volume è allegato un dischetto magnetico che presenta tali dati in un infobase consultabile secondo una griglia molto flessibile di accesso. Il secondo capitolo esamina le problematiche legate alle interrelazioni tra sistema universitario lombardo e territorio, mentre il terzo capitolo documenta le tendenze recenti del mercato del lavoro lombardo facendo speciale riferimento alle dinamiche del segmento più qualificato della forza lavoro, e sottolinea l'eterogeneità del territorio regionale che vede contrapposta un'area metropolitana in cui vi è stata una forte crescita delle funzioni terziarie a più elevata qualificazione e il resto della regione in cui l'assorbimento di laureati è stato più contenuto nel periodo. Nel quarto capitolo si mette a fuoco uno dei nodi decisivi per il futuro del sistema universitario: il fenomeno degli abbandoni, che ha tra le sue cause principali la rigidità dell'offerta formativa e la mancanza di orientamento nella fase di passaggio dalla scuola secondaria all'Università. La mancanza di corsi brevi e/o di modelli di istruzione part-time ha un notevole costo in termini di abbandono degli studi. Dai risultati dell'indagine appare chiaramente che la causa principale di interruzione è l'impossibilità di conciliare i tempi di studio con quelli di lavoro. L'introduzione di modelli più flessibili di istruzione universitaria potrebbe risultare utile, soprattutto se accoppiata ad un programma di assegni e borse di studio di valore adeguato, mentre per una fascia non irrilevante di soggetti potrebbe risultare decisivo un intervento di orientamento e di informazione sull'offerta formativa non universitaria. L'ultimo capitolo tratta dei diplomi universitari, innovazione che sembra rispondere positivamente sia alle esigenze del sistema produttivo sia a quelle dei giovani. Un bilancio quantitativo della formazione superiore di ciclo breve mostra però che, anche nell'ipotesi di una sollecita e completa attivazione dei diplomi previsti, il quadro dell'offerta rimarrebbe ancora non sufficientemente diversificato. Nell'offerta professionale brevissima convivono corsi di modesto impegno con altri che comprimono in pochi mesi piani di studio di molte centinaia di ore d'insegnamento: qui vi è pertanto un terreno fertile di incontro con l'offerta innovativa di tipo universitario nel senso che, coordinando in modo opportuno le politiche, si potrebbe spostare una fetta consistente dell'attuale domanda d'istruzione universitaria indirizzandola sia verso i nuovi diplomi sia verso i segmenti più interessanti della formazione professionale. (92.10,SOC/8/6)

